Il 22 e 23 marzo 2026 i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su una importante riforma della giustizia approvata dal Parlamento.
Si tratta di un referendum costituzionale confermativo, previsto dall’articolo 138 della Costituzione.
Questo significa che:
-
non è previsto il quorum
-
la riforma entrerà in vigore solo se vincerà il SÌ
-
se prevarrà il NO, resterà in vigore l’attuale sistema.
L’obiettivo dichiarato della riforma è modificare l’organizzazione della magistratura e il funzionamento della giustizia, con particolare riferimento al processo penale e agli organi di autogoverno dei magistrati.
Vediamo in modo semplice che cosa prevede la riforma.
Gli obiettivi della riforma
La riforma interviene su alcuni articoli della Costituzione che regolano l’ordinamento giudiziario.
Gli obiettivi principali sono:
-
distinguere in modo più netto i ruoli nel processo penale
-
riorganizzare il sistema di autogoverno della magistratura
-
introdurre un nuovo sistema disciplinare per i magistrati.
Le principali modifiche previste
1. Separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri
Uno dei punti centrali della riforma riguarda la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti.
Sistema attuale
Oggi:
-
giudici e pubblici ministeri appartengono alla stessa carriera
-
entrano nella magistratura tramite un unico concorso
-
nel corso della carriera possono, in alcuni casi, passare dalla funzione di giudice a quella di pubblico ministero o viceversa.
Con la riforma
Se la riforma entrerà in vigore:
-
le carriere saranno separate fin dall’inizio
-
ci saranno concorsi distinti per giudici e pubblici ministeri
-
non sarà più possibile cambiare funzione nel corso della carriera.
2. Due Consigli Superiori della Magistratura
Attualmente esiste un solo organo di autogoverno della magistratura:
il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
Il CSM si occupa di:
-
nomine
-
carriera dei magistrati
-
trasferimenti
-
procedimenti disciplinari.
Con la riforma
Il sistema cambierebbe con la creazione di:
-
un CSM per i giudici
-
un CSM per i pubblici ministeri
in modo da separare anche l’autogoverno delle due carriere.
3. Nuova Alta Corte disciplinare
Un altro elemento della riforma riguarda la disciplina dei magistrati.
Sistema attuale
Oggi i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati sono gestiti dal Consiglio Superiore della Magistratura.
Con la riforma
Verrebbe istituita una Alta Corte disciplinare, un nuovo organo costituzionale incaricato di giudicare:
-
le responsabilità disciplinari dei magistrati
-
eventuali violazioni dei doveri professionali.
4. Nuovo sistema di selezione dei componenti
La riforma introduce anche modifiche nel sistema di selezione di alcuni componenti degli organi di autogoverno.
L’obiettivo dichiarato è ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura e rendere il sistema più indipendente.
Schema riassuntivo
| Tema | Sistema attuale | Riforma proposta |
|---|---|---|
| Carriera magistrati | Unica carriera | Carriere separate |
| Accesso alla magistratura | Un solo concorso | Concorsi distinti |
| Cambio di funzione | Possibile | Non più possibile |
| CSM | Un solo Consiglio | Due CSM distinti |
| Disciplina magistrati | Gestita dal CSM | Nuova Alta Corte disciplinare |
Le ragioni del SÌ
Chi sostiene la riforma ritiene che queste modifiche possano migliorare il sistema della giustizia.
Tra le principali motivazioni:
-
garantire maggiore imparzialità del giudice
-
distinguere in modo più netto chi accusa e chi giudica
-
ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura
-
rafforzare la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario.
Secondo i sostenitori della riforma, la separazione delle carriere renderebbe il processo penale più equilibrato tra accusa e difesa.
Le ragioni del NO
Chi è contrario alla riforma solleva invece alcune preoccupazioni.
Tra le principali:
-
il rischio di indebolire l’indipendenza della magistratura
-
la possibilità di creare una maggiore influenza della politica sul pubblico ministero
-
il timore che la separazione delle carriere possa alterare l’equilibrio del sistema giudiziario.
Secondo i critici, il sistema attuale garantirebbe già l’indipendenza e l’autonomia della magistratura.
Cosa succede dopo il voto
Il referendum è confermativo, quindi:
-
se vincerà il SÌ, la riforma entrerà in vigore e modificherà alcuni articoli della Costituzione relativi alla magistratura
-
se vincerà il NO, resterà in vigore l’attuale ordinamento.
Un voto che riguarda l’organizzazione della giustizia
Il referendum non riguarda singoli processi o casi giudiziari, ma l’organizzazione complessiva della magistratura italiana.
Per questo motivo è importante informarsi sulle caratteristiche della riforma, valutare le diverse posizioni e formarsi una propria opinione.
Il voto del 22 e 23 marzo rappresenta infatti una scelta che inciderà sul funzionamento futuro della giustizia nel nostro Paese.
Claudia di Mauro

